In cammino verso il tempo vissuto

IIl tempo è lo spettacolo del divenire

Husserl  

 

 

Nel personale cammino nei meandri delle scienze umane e delle scienze della cura (psicologica-psichiatrica), intendo interrogarsi sul senso della sofferenza dell’essere (in campo clinico) non tanto a partire dalle caratteristiche psicologiche e psicopatologiche (come in genere potrebbe fare uno studioso, clinico o ricercatore  che applica una “analitica esistenziale” o una psicoterapia tradizionale) ma a partire dal concetto del tempo vissuto interiormente. Il tempo si presenta come luogo di accoglienza di accadimenti psichici singolari e collettivi: «Il tempo è lo spettacolo del divenire. Infatti, in qualsiasi modo lo si consideri, esso ha sempre a che fare con ciò che muta. E quand’anche nulla divenisse, l’esperienza del tempo sarebbe ugualmente esperienza del divenire sia pure inteso come fede nel divenire medesimo. L’implicazione tra tempo e divenire è vera in ogni caso, sia qualora si consideri il tempo come numero del movimento che come a priori della successione, che come quarta dimensione del mondo fisico, ossia della realtà cosmologica. L’esperienza del tempo, come modo d’esperienza del divenire, è, come il divenire, esperienza complessa…L’esperienza del tempo, in quanto esperienza, dà luogo, dunque, a modalità espressive variate e altrettanto complesse di temporalità: genera forme del tempo».1

L’esperienza (interna) del tempo nei pazienti, in quanto esperienza vissuta, dà luogo a modalità espressive variate e altrettanto complesse di temporalità. Tale complessità favorisce, solitamente, e genera universi simbolici e concettuali. Si tratta  del tentativo di descrivere la relazione persona-temporalità descrivendo cosa accade (l’accadere dell’accadere) durante una crisi personale (ansiosa, depressiva-melanconica, maniacale, dissociativa) e di profonda sofferenza oscura. A volte il tempo, in special modo in alcune patologie (Alzheimer, malattie rare) sembra irrompere (e modificarsi) nel vivere quotidiano «quel che permane in questo modo nella coscienza ci appare come più o meno passato, quasi come qualcosa di sospinto temporalmente indietro».2 E’ chiaramente un tentativo di comprensione, nel campo psicologico individuale, che non sappiano ancora quali vantaggi, a livello clinico, possa arrecarci. Il tempo 3 in fondo accompagna il vivere quotidiano e non solo il vissuto psichico.

«La definizione dell’oggetto del proprio ricercare è un artificio in vari modi praticabile: quanto più la definizione è efficace a dire dell’insieme degli aspetti campali e quanto più è stabile, tanto più essa è intensionale ed astratta dall’accadere; quanto più è frammentaria, mutevole, incompleta tanto più tende ad essere estensionale e adesa all’accadere».4

Molti psicologi e clinici, sin dalle origini, hanno posto in evidenza diversi aspetti legati al tempo vissuto inteso come strumento di introspezione, analisi profonda, flusso della coscienza.

La sofferenza oscura del tempo, legata ad una malattia, è sempre legata alla storia personale (anche attuale e non solo passata), alla percezione di se stessi, al tempo vissuto, al mondo delle relazioni intersoggettive e, soprattutto, al senso del tempo che viviamo (nostalgia di come si viveva precedentemente ad una sofferenza, ad un tempo passato).

Ma ora possiamo, in linea generale, soffermarci sul tempo seguendo altri parametri. Il tempo può così essere considerato: 1) una forma mentis o abito mentale (positivo o negativo) delle esperienze cognitive che ci aiuta ad inquadrare il senso dell’esistenza, ovvero le diverse fasi dell’esistenza vitale (il ciclo della vita-tempo, il vissuto del passato e del presente, le aspettative del futuro, lo sviluppo, la crescita); 2) una modalità  del pensiero prevalente del comprendere   o preferenza rigida, “ossessiva”, sofferente nei confronti di una dimensione del tempo (del passato,  del presente o del futuro); 3) una vissuto di densità (o quantità)  del tempo (che può aprire orizzonti o chiudere situazioni esistenziali)  che comporta vari contenuti cognitivi ed emotivi in relazione ai vari stadi della vita e ai percorsi legati all’orizzonte temporale (il tempo vissuto si potrà vivere dando spazio ad una condizione di partecipazione, di rifiuto, di ostacolo); 4) una prassi di cura: il tempo di cura (che si concentra sugli stati di benessere, serenità, tranquillità, capacità di autocontrollo) appare capace di contenere in sé una modalità terapeutica da parte del clinico. Il clinico può progettare e prospettare una nuova percezione del tempo nel paziente, proiettandolo nel futuro prossimo, valorizzando il mondo interiore in relazione agli altri “flussi di accadimenti”; può far si che il pazienti “consapevolizzi” il tempo vissuto, proteso verso ciò che sta per accadere (anticipazione di azioni e prassi, anticipazione della sofferenza oscura, autocontrollo); 5) una organizzazione mentale a livello cognitivo-affettivo (il tempo degli eventi accaduti interiormente che si possono ora ricordare, riafferrare);  Appare chiaro che esiste un modo soggettivo di conservare dentro di sé, nei momenti difficili o felici della vita, il flusso del tempo trascorso (memoria del passato rispetto al presente-adesso, tracce, brandelli di ricordi).

«La dimensione temporale è da sempre elemento cruciale nella valutazione e nel trattamento dei disordini psichici, a partire dalle analisi fenomenologiche dei processi di pensiero, che ben distinsero tra tempo oggettivo, tempo del mondo, e percezione soggettiva del flusso temporale, tra tempo individuale e tempo sociale, tra memoria e anticipazione. Classici, in questo senso, sono stati gli approfondimenti sull’esperienza del tempo in alcuni specifici disturbi come per esempio nella depressione, nella quale la vita interiore si svuota di intenzionalità, si allontana dagli oggetti, che appaiono estranei e distanti, e l’inibizione pervade l’esistenza del paziente che si blocca fino all’immobilità, sia motoria che ideativa. L’appesantimento del corpo, la sua lentezza nei movimenti, diventano l’espressione di una fatica del vivere che si accompagna, nelle forme più gravi di depressione maggiore, a un senso di colpa acuto, perfino lacerante. Ecco allora che il tempo rallenta, fino ad arrestarsi, e tende a restringersi fatalmente la dimensione del futuro mentre si amplia la dimensione del passato, che assorbe il paziente nella disperazione per la perdita di un orizzonte, di una prospettiva. In questi casi si fa evidente la dissociazione tra il tempo soggettivo e il tempo del mondo, il tempo della clessidra».5

L’essere umano è l’unico “ente vivente” sul pianeta che può porre domande su se stesso e su ciò che lo circonda,  a poter analizzare il proprio mondo interno, tramite la coscienza (la consapevolezza), la parola (il linguaggio), sul suo vissuto del tempo e le relative mutazioni in atto nell’intersoggettività (le mutazione possono essere descritte ed indagate mediante sia strumenti tecnici o neurobiologici e strumentali oppure mediante prassi psicologiche/intuitive).

Il tempo, quindi, è al centro di una riflessione sulle prassi di cura che ci si augura abbia dei risvolti applicativi nel campo psicologico/psicopatologico, Ci sembra che discutere del tempo vissuto con un paziente piuttosto che raccogliere le tracce del racconto narrato abbia un senso.

Anche riguardo al tempo e all’interpretazione del vissuto del tempo occorre tenere presente gli atti intensionali messi in atto dai pazienti, occorre tener presente lo slancio verso i significati che ognuno applica agli accadimenti/accaduti: il tempo vissuto interiormente cambia, muta aspetto, in relazione ai processi di significazione/significati che adottiamo in un dato momento nel quotidiano. L’intenzionalità della coscienza costituisce quindi un livello importante nella relazione terapeutica poiché anticipa e precede ogni riflessione, concettualizzazione e categorizzazione. Appare anteriore a qualsiasi astratta separazione tra noi e il mondo, tra il soggetto (io) e l’oggetto percepito (ciò che mi appare e si presenta dinnanzi alla persona).

Il tempo, interpretato a partire da un evento o vissuto interno, prende il significato che il vissuto emotivo o evento gli assegna (ci si può chiedere rispetto ad un accadimento se è un tempo sprecato, conquistato, piacevole, triste, allegro, condiviso, solitario?).  Ogni paziente vive un tempo di solitudine come un evento a volte impossibile da vivere e, non solo, una relazione con il mondo ambiente, con se stesso e il mondo degli altri (intersoggettività). Ogni momento della vita è connesso alla relazione costante con la triade temporale che si compone del passato-presente- futuro.6 Tutta la vita si organizza tenendo presente i ritmi diversificati del tempo esterno (durata dell’orologio) e il tempo interno. Ovunque ci sembra che percorriamo il tempo.

«Da dove infatti gli esseri hanno l’origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l’uno all’altro la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo».7

Il tempo vissuto ci appare diverso poiché diversi sono i significati che applichiamo alla realtà percepita. Volendo possiamo schematizzare:

«La topica del tempo si dispone secondo tre dimensioni ed è perciò articolabile in tre schemi: 1) percezione del tempo; 2) strutture del tempo; 3) figure del tempo…Il primo modo d’esperienza si riferisce all’esperienza quotidiana del tempo, ossia al tempo descritto a partire dalla percezione immediata del divenire e quindi del trapassare. L’esperienza del tempo, così intesa, può essere quella continua dell’avvicendarsi e quella discreta dell’accadere. E’, comunque, un’esperienza che si colloca nell’ambito del rammemorare e dell’attendere. La percezione immediata del tempo non considera in sé la memoria e l’attesa, bensì semplicemente ricorda e attende, e  quindi è attenta ai contenuti del trattenere e del trapassare. La quotidianità è intessuta da tali modalità percettive o, più propriamente, viene tessendosi e si produce in tali percezioni…La seconda dimensione entro cui si configura l’esperienza del tempo ha carattere fondativo ed epistemico. Essa intende attingere gli elementi ultimi della temporalità o, altrimenti detto, i caratteri costitutivi del tempo: appunto, le strutture della temporalità:.. si tratta di chiarire i nessi tra tempo e movimento, tempo e misura, tempo e durata. In questa prospettiva s’intrecciano ontologia, cosmologia e logica…Le figure del tempo non sono altro che espressioni qualitative della temporalità stessa…il tempo è successione, ma nella successione c’è insieme ciò che scorre e la misura del fluire come tale. La misura del movimento, come è noto, suppone l’unità di misura o, in ogni caso, a essa rinvia: ordo et mensura determinano per il tempo coordinate astratte».8

Abbiamo quindi tre luoghi (possibilità) entro cui ogni persona può concentrarsi sul tempo (percezioni del tempo, strutture del tempo, figure del tempo). In tali luoghi si configura l’esperienza illimitata del tempo/divenire (presente e futuro), si compongono, unendosi, persona, mondo, esperienza vissuta. Tali figure del tempo sono entità logicamente distinguibili anche se vissute interiormente, tra ideazione e sentimenti.

Tutto si lega al tempo in campo umano e psicologico. Infatti cosa sono le nostre percezioni quotidiane legate all’alternarsi delle stagioni, ai tramonti, agli addii, alle speranze di guarigione durante una cura psichica,  se non aspetti di un’unica dimensione temporale?

L’universo che gli uomini abitano e l’emotività secondo cui lo viviamo sono impregnati di tempo. Tale temporalità si complica nella vita delle persone poiché in essa il tempo del mondo (dell’orologio e della programmazione delle cose da fare) si interseca con il tempo interiore (che segue le sue direttive), soggettivo, della persona, della sua storia sociale (tempo storico). L’esperienza del tempo non è solo di tipo percettivo-emotivo ma anche storico-epocale. Indubbiamente il tempo vissuto interiore  rappresenta la risorsa soggettiva, umana e naturale più preziosa per una persona, per chi vive e deve fronteggiare una condizione di dolore o sofferenza oscura; si presenta come la fonte vitale, ineliminabile, di cui disponiamo e, il nostro rapporto con esso, ha conseguenze dirette sulla percezione di noi stessi e sulla nostra identità, sull’azione quotidiana, sul mondo dell’intersoggettività (il mondo dei rapporti).

Il tempo, così come lo viviamo e rappresentiamo, condiziona la qualità di vita e le nostre relazioni umane. In realtà si lega ad ogni decisione importante che assumiamo nel quotidiano, soprattutto dinnanzi alla scoperta di una malattia.  

La relazione con il tempo dell’orologio (tempo durata) e con la temporale interna, costituiscono campi di ricerca, al fine di individuare obiettivi terapeutici importanti rispetto ai pazienti, per pianificare i ritmi temporali di una narrazione umana (la narrazione stagnante dei nevrotici, la narrazione triste dei depressi, la narrazione altalenante degli ossessivi, la narrazione fluttuante dei maniacali), le parole della cura individuale, le principali variabili cliniche, le caratteristiche delle persone e dell’esperienza nella cura, nonché le maggiori categorie di classificazione della personalità e della psicopatologia.  «Perché ricordiamo il passato e non il futuro? Siamo noi a esistere nel tempo o il tempo esiste in noi? Cosa significa davvero che il tempo “scorre”? Cosa lega il tempo alla nostra natura di soggetti? Cosa ascolto, quando ascolto lo scorrere del tempo».9

Descrivere e spiegare il tempo vissuto dei pazienti non è una cosa semplice. Lo sforzo è quello di far comprendere che il tempo interiore (diverso dal tempo come durata e calcolo) può divenire un parametro importante per un percorso di cura.  Può significare, prima di tutto, concentrarsi sul “come” (non sul perché) viene immaginato ed inglobato un vissuto durante la terapia.

L’adesso ovvero l’immediatezza del vissuto individuale può essere il principio descrittivo del cambiamento dalla modernità alla contemporaneità ed è una mutazione che riguarda la nostra condizione emozionale, la percezione del mondo, la sensibilità. «Adesso non è mai questo semplice adesso che c’è, eppure non sarebbe se non fosse adesso; ma vale anche l’inverso: adesso non sarebbe adesso ove mancasse l’adesso che c’è…L’adesso è nel tempo e lo misura. Ne sta fuori e dentro, gli sta innanzi e prima. Lo coglie e manca».10

Vista come principio attivo, da una parte l’immediatezza garantisce l’illusione di accesso a se stessi e agli altri, dall’altra impedisce di sviluppare solidi sensi e legami d’appartenenza, di costruire identità stabili, coerenti, basate sulla crescita personale lineare e continua, fatta di esperienze reali. Oggi tutte le coordinate del mondo sociale – tempo, spazio, coscienza, alterità – subiscono così un mutamento: il tempo che non è più orientato al futuro, bensì insiste sull’istante presente; la coscienza non è più rappresentabile spazialmente come un centro da cui si diparte una freccia che si muove articolando il proprio passato con la possibilità del futuro, bensì come una presenza diffusa in una rete; l’altro è colui a cui essere costantemente connesso, l’unico mezzo che, in quanto testimone oculare delle mie azioni e della mia presenza, può darle una qualche forma di concretezza e di esistenza reale. Ciascuna persona ha appreso, nel corso degli anni o intuitivamente, uno stile personale di vivere il tempo.  Alcuni, infatti, possiedono una memoria forte rispetto al tempo passato mentre altri una forte propensione all’immaginazione/aspettative verso il tempo futuro. Due condizioni diverse rispetto al futuro e al passato che formano la personalità e i modi di vivere le relazioni umane e con se stessi. Esistono infatti persone che tendono a focalizzare, in maniera prevalente, la propria persona verso una o più di queste dimensioni temporali e meno in altre (alcune persone, ad esempio, possiedono uno stile depressivo e sono concentrate su eventi legati al loro passato negativo).

«Nell’irrompere del tempo l’eternità viene sentita come un arresto del tempo, come un “nunc stans”. Passato e futuro sono diventati così presenti in una visione chiara…L’universalità dello spazio e del tempo induce a fraintenderli come essere fondamentale; ma è errato assolutizzare spazio e tempo come l’essere stesso e la loro esperienza come l’esperienza fondamentale».11

La sofferenza oscura detta psichica, pertanto, è sempre legata ad un “tempo vissuto” senza poter spesso decidere nulla, alla storia personale, alla percezione di se stessi, al mondo delle relazioni intersoggettive e, soprattutto, al senso del tempo che viviamo e a volte sopportiamo.

 

Note bibliografiche

[1] Natoli S. Teatro filosofico. Gli scenari del sapere tra linguaggio e storia, Feltrinelli, Milano, 1991, p.9.

2 Husserl E., La coscienza interiore del tempo, Filema, Napoli, 2002, p.17.

3  Kant E., nella Critica della ragion pura definisce spazio e tempo come forme a priori, ovvero come qualcosa che ci è già dato, come qualcosa in cui noi siamo, come qualcosa con cui tutte le nostre impressioni sensibili devono necessariamente entrare in contatto. Nessuno - egli afferma - può pensare a un "prima" e a un "dopo" se non accetta l'idea che esiste una realtà, il tempo, che gli permette di farlo. Senza tempo non esistono i fenomeni; senza fenomeni invece il tempo sussiste tranquillamente. Il tempo ha una sola dimensione e i diversi tempi non sono insieme ma successivi (come diversi spazi non sono successivi ma insieme).

Il tempo - dice Kant - non è un concetto universale ma una forma pura dell'intuizione sensibile, che lo percepisce come un insieme. L'infinità del tempo unico è a fondamento delle quantità determinate di tempo, scrive Kant. Quella infinità può essere solo intuita, mentre queste quantità possono essere comprese in maniera concettuale.

4 Piro S., Trattato della ricerca diadromico - trasformazione, La città del sole, Napoli, 2005, p.23.

5 Tramonti F., Fanali A., Tempo, psicopatologia e psicoterapia (https://www.exagere.it/tempo-psicopatologia-e-psicoterapia/).

6  E’ cosa nota come alcuni individui vivano esclusivamente ricordando il  passato vissuto, altri proiettandosi nel futuro che si annuncia o immergendosi in un eterno presente (negando il fluire del tempo, le mutazioni) dunque un proprio tempo emotivo altri, invece, trasformano il proprio arco/orizzonte temporale in un vissuto temporale specifico (emotivo) legato alle prassi. Non pensano al loro tempo ma lo vivono nella prassi, nel vivere quotidiano.

7   Anassimandro, cit. in Rovelli C., Rovelli C., L’ordine del tempo, Adelphi, Milano, 2017.

8  Natoli S. Op.cit., 1991, pp.10-12.

9 Rovelli C., Op.cit., 2017, p.14.

10  Husserl E., La coscienza interiore del tempo, Filema, Napoli, 2002, p.167.

11 Jasper K, Op.cit., p. 86.

 

  Presidente Istituto di Psicologia e ricerche socio sanitarie (Formia, Italia). Ricercatore nel campo delle scienze umane ad indirizzo Antropologico-Trasformazionale Psicologo volontario presso l’Azienda dei Colli di Napoli–Centro regionale malattie rare (CRMR)

Bibliografia

Errico G. Le dimensioni molteplici della pratica sociale, La città del sole, Napoli, 2005.

Freud S., L’elaborazione del lutto. Scritti sulla perdita, Rizzoli, Milano, 2013.

Heidegger M., Essere e tempo, Oscar Mondadori, Milano, 2011.

Husserl E, Per la fenomenologia della coscienza interna del tempo, Angeli, Milano, 1981.

Husserl E., La coscienza interiore del tempo, Filema, Napoli, 2002.

James W., Principi di psicologia, Paravia, Torino, 1927.

Jasper K, Psicopatologia generale, Il pensiero scientifico editore, Roma, 2000.

Kant E., Critica della ragion pura, Laterza, Roma-Bari, 1991.

Natoli S. Teatro filosofico. Gli scenari del sapere tra linguaggio e storia, Feltrinelli, Milano, 1991.

Piro S., Antropologia Trasformazionale. Il destino umano e il legame agli orizzonti subentranti del tempo, Franco Angeli, Milano, 1993.

Piro S. Critica della vita personale, La città del sole, Napoli, 1995.

Piro S., Introduzione alle Antropologie trasformazionali, La città del sole, Napoli, 1997.

Piro S., Trattato della ricerca diadromico – trasformazione, La città del sole, Napoli, 2005.

Rovelli C., L’ordine del tempo, Adelphi, Milano, 2017.

Tramonti F., Fanali A., Tempo, psicopatologia e psicoterapia (https://www.exagere.it/tempo-psicopatologia-e-psicoterapia/).

Come vivere con noi stessi e gli altri dopo la quarantena Covid-19


Il tempo è lo spettacolo del divenire. Husserl


Il Coronavirus, nemico invisibile ed imprevedibile, è arrivato in Italia e in altri luoghi del mondo, come uno stato di guerra1, un uragano cognitivo, una tempesta emotiva, spostando/modificando ogni cosa sul suo cammino (presente e futuro dell’umanità), ogni conoscenza scientifica, ogni cura medica e psicologica, ordine di vita che ci riguarda (la vita in comune e l’interesse collettivo). La situazione di emergenza in questi giorni ha generato un forte impatto sulla psiche collettiva, sulla nostra quotidianità, sui nostri stili di vita (abiti mentali), sulle nostre relazioni sociali, sul modo di intendere le regole, il nostro rapporto con le Istituzioni e con la comunità alla quale apparteniamo. Per rispondere a questo malessere si sono messe in campo varie strategie mentre gruppi di psicologi di diversi Atenei, associazioni, ordini professionali hanno messo a punto dei manifesti e dei questionari (da compilare online) per rilevare in modo preciso, sistematico “il mutamento” ovvero queste dimensioni. Il tentativo è ragionare – una volta ottenuti i risultati – sulle strategie e sulle azioni da proporre ai cittadini, genitori, insegnanti, operatori sociali. Lo scopo di tale sforzo è quello di favorire il benessere psicologico individuale e dei gruppi e, soprattutto, sostenere la non facile fase di transizione verso una nuova normalità e rete di relazioni umane. Oltre a minacciare, nell’emergenza, la nostra salute (a volte pur rimanendo a casa!) il virus sta rimodellando il nostro tempo interiore di vita2, le relazioni umane, sta minacciando la coscienza interiore3, le forme di socialità4 e le modalità dell’abitare lo spazio che occupiamo sul pianeta.5 Il virus, offrendosi come un rito di passaggio- soglia, ci costringe ad osservare, senza poter intervenire, i limiti umani, le trasformazioni collettive e individuali, l’ambiente umano e la mutazione del tempo. Tutti noi, prima della comparsa del Coronavirus,
 coltivavamo l'illusione di essere “mortali e immuni”, privi di rischi di contagio (il virus è altrove, in Cina), al riparo da epidemie come quelle che hanno funestato il Pianeta in passato, in ogni epoca.6 Al massimo, pensavamo, emergenze infettive come la Sars o l'Ebola in Africa possono manifestarsi in aree da questo punto di vista meno sviluppate del Pianeta. Il confine tra i ricchi e i poveri del pianeta sembrava garantire una banale barriera alla diffusione. Anche se gli spostamenti di merci e di persone, sempre più intensi su tutto il Pianeta, la crescita dei contatti tra popolazioni lontane dovevano avvertirci del conseguente maggior pericolo di possibili contagi ovunque. A minare definitivamente la nostra presunzione di superiorità e immunità è stato proprio l'arrivo del Covid-19, che sta mutando ogni scenario e previsione, provocando numeri elevati di contagiati e decessi in ogni parte del mondo.7 Il recente Coronavirus8 narra di uno spazio sospeso (la quarantena9), della nostra libertà10 e coscienza11, del binomio “normalità/anormalità12”, di un luogo interiore (la psiche, il corpo) ed esteriore (lo spazio, l’ambiente). Un luogo, tuttavia, dai confini incerti, mobili, sempre soggetti a essere ritracciati; un luogo di passaggio, talvolta oscuro e insidioso, che appare poco visibile. Il Coronavirus non è ancora stato sconfitto, ma a seguito di un significativo calo dei contagi, l’Italia ha dato avvio alla “fase due” dell’emergenza, con un allentamento delle misure restrittive, che prevedono però di continuare a rispettare molte norme tese al contenimento del virus: dalla distanza sociale all’uso della mascherina, alla progressiva e prudente riapertura delle attività commerciali e produttive. Per sottolineare questo importante e delicato momento, oggi si accenna alla “ripartenza”. L’occulto Coronavirus ci costringe ad usare nuove parole13, a muoverci come fantasmi e ospiti nelle città e in noi stessi, nelle periferie, in ogni luogo sino a diffidare di ogni persona, relazione, cosa che incrociamo, osserviamo. Questo nuovo spazio/luogo è la soglia per/del futuro, di ciò che ancora, come persona, non sappiamo, dopo aver abbandonato le nostre certezze di immortalità e con l’avanzare dello spettro della povertà.14 Nel tentativo di interrogare questo periodo transitorio (soglia), tale figura appare vertiginosa, senza tempo e priva di fecondità positive. Il Coronavirus rimanda alla malattia, alla religione15, al presagio di morte e al mondo dei rapporti umani (forme di socialità).16
Per molti la ripartenza è e sarà senz'altro difficile, impegnativa, ma proprio per questo ci offre l'occasione di costruire un tempo /avvenire futuro migliore, un nuovo modello di sviluppo e sociale, a livello nazionale e globale, nel rapporto tra le persone, con l'ambiente. La prima conseguenza che ha comportato la Pandemia è stato il mutamento del senso dell’abitare noi stessi e lo spazio di vita: abitare la psiche, abitare la casa, simbolo di intimità, protezione, rifugio.17 La storia antica, rispetto alla casa-abitare, ci mostra come siamo stati bravi ad abitare le grotte, per poi costruire palafitte e capanne. Culture diverse, ambienti diversi. Oggi le nostre case ritornano ad assumere i significati antichi legati al proteggersi anche se i nostri appartamenti sembrano tutti uguali. Ogni casa è ben visibile e si lega alle nostre tradizioni familiari, al nostro modo soggettivo di abitarlo, di riempirlo di significati. Abitare un luogo (casa) significa tante cose per le persone ed ora ancora di più poiché non possiamo allontanarci da essa.18 Abitare, vivere la libertà di un certo ambiente, rappresenta una complicata unione tra le nostre esigenze vitali e le possibilità che l’ambiente ci offre. Vuol dire libertà di essere noi stessi ma anche limitazione, impedimento, prigionia. Non sempre, in epoca Coronavirus, lo spazio ci è apparso uno spazio felice.
«Il nostro proposto, in effetti, è quello di esaminare immagini molto semplici, le immagini dello spazio felice. Da tale punto di vista, le nostre ricerche meriterebbero il nome di topofilia, in quanto esse colgono a determinare il valore umano degli spazi di possesso, degli spazi difesi contro forze avverse, degli spazi amati…si tratta di spazi lodati. Al loro valore protettivo, che può essere di segno positivo, si ricollegano anche valori immaginati e questi ultimi diventano ben presto valori dominanti. Lo spazio colto dall’immaginazione non può restare lo spazio indifferente, lasciato alla misura ed alla riflessione del geometra: esso è vissuto e lo è non solo nella sua possibilità ma con tutte le parzialità dell’immaginazione».19
Personalmente credo che non tener conto degli aspetti psicologici legati alla pandemia Coronavirus e alle forme del vivere a casa20, ai vissuti dell’abitare e del tempo può condurre ad analisi sbagliate sul futuro della ripresa e la previsione dei comportamenti umani. Anche il campo della psicologia e della salute ha dovuto rimodellare ogni forma di pensiero operativo, di cura e di prassi terapeutica (dal divano al pc, dall’incontro tra corpi viventi ad incontri a distanza).21
Tutte le scienze umane e mediche appaiono in crisi mentre il tempo offre un nuovo scenario.
«Il tempo è lo spettacolo del divenire. Infatti, in qualsiasi modo lo si consideri, esso ha sempre a che fare con ciò che muta. E quand’anche nulla divenisse, l’esperienza del tempo sarebbe ugualmente esperienza del divenire sia pure inteso come fede nel divenire medesimo. L’implicazione tra tempo e divenire è vera in ogni caso, sia qualora si consideri il tempo come numero del movimento che come a priori della successione, che come quarta dimensione del mondo fisico, ossia della realtà cosmologica. L’esperienza del tempo, come modo d’esperienza del divenire, è, come il divenire, esperienza complessa…L’esperienza del tempo, in quanto esperienza, dà luogo, dunque, a modalità espressive variate e altrettanto complesse di temporalità: genera forme del tempo»22. Oggi appare difficile la comprensione del futuro, delle trasformazioni dell'orizzonte conoscitivo (il mondo dell’accadere) ed emozionale (il mondo di ciò che si prova). Siamo tutti alla ricerca e alla riconquista di uno spazio di liberta individuale perduto, di un ritorno alla normalità?
L’invito, per chi scrive, rivolto alla nostra silenziosa coscienza sembra essere, per tutti, quello di oltrepassare il senso di isolamento, di mettersi alla ricerca di uno spazio perduto. Se è vero, come il tempo agostiniano, che lo spazio è “la più ovvia delle cose”, ne consegue un esito radicale: individuare, partendo dalle persone, il punto di saldatura tra lo “spazio vissuto” e il “segno dei tempi”, la cronodesi.


1 Anche se è improprio l’uso del termine guerra spesso è stato usato e abusato dai giornalisti televisivi e della carta stampata. Molti infatti definiscono l'odierna lotta sanitaria al Covid-19 e le sue conseguenze economiche una vera e propria guerra, ma le differenze col periodo bellico sono tante: le infrastrutture, l'industria, la rete dei servizi di oggi in Italia sono pronte a ripartire e non richiedono una ricostruzione “reale” come accadde nel 1945.
2 Cfr. un mio articolo: https://www.lottavo.it/2020/04/la-mutazione-della-persona-in-crisi-le-mutazioni-del-tempo-vissuto.
3 Per secoli, la mente umana è sembrata trasparente, analizzabile. Si intuiva che qualcosa sfuggiva al controllo della coscienza, e si postulava che si trattasse di messaggi inviati dagli Dèi. Tutto cambia con Sigmund Freud: l’inconscio spiega l’origine e il significato dei sogni, ma anche le sviste, dimenticanze e i lapsus della vita quotidiana. Un inconscio che tutti conosciamo, ma che non è l’unico. Per alcuni studiosi esistono altri inconsci; quello, pervasivo (cognitivo) che è l’esito dell’evoluzione naturale del cervello. In realtà la mole enorme di informazioni che ci sommerge attraverso gli schermi dei nostri computer ha creato una sorta d’inconscio artificiale, fonte di trappole insidiose per il nostro giudizio. Oggi conoscere i molteplici inconsci e capire come interagiscono significa smascherare i meccanismi che ci possono ingannare, e che ci illudono di essere più consapevoli di quanto in realtà siamo. Cfr. Legrenzi P.,Umiltà C., Molti inconsci per un cervello. Perché crediamo di sapere quello che non sappiamo, Il Mulino, Bologna. 2018. 4 Chi scrive condivide le riflessioni di Paolo Landri dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps) ossia che l’emergenza coronavirus sta costringendo in modo rapido a cambiare la nostra socialità (per chi scrive in direzione di una “presa di coscienza diversificata”). Si può dire che, da un lato, la socialità tra corpi in presenza viene ridotta per timore di contaminazioni, e dall’altro, si moltiplichi la vita online. Ciò che sta accadendo può essere analizzato, in realtà, anche come un processo di mutazione umana, di reinvenzione e di sperimentazione di nuove forme di convivenza collettiva e storica. Si tratta, infatti, di comprendere in che modo si vadano ridefinendo i legami tra individui e società. Inoltre l’aumento dell’interconnessione tra le istituzioni sociali (famiglia, luogo di lavoro e scuola), non vale per tutti, ma può escludere famiglie poco attrezzate, fasce deboli, come anziani o detenuti.
5 E’ evidente come una tale Pandemia ricostruisca, negli individui, una nuova geografia dell’anima (mutamenti interiori) e degli spostamenti da un luogo all’altro del pianeta.
6 E per fugare questo rischio, si era ingaggiata una battaglia culturale e legale contro i “no vax” che rischiavano di minare l'effetto gregge che ci protegge da insidiose patologie; i vaccini, con i farmaci e le norme di igiene sono i passi avanti più importanti compiuti dalla ricerca scientifica e dal progresso socio-sanitario.
7 L'Organizzazione mondiale della sanità, l'Agenzia dell'Onu alla quale è affidato il compito di sovrintendere alla salute della popolazione mondiale, ha ufficialmente dichiarato l'infezione da coronavirus Sars-CoV-2 come “pandemia”. Il termine dal punto di vista scientifico ha un significato preciso: “Le insorgenze epidemiche ad alto potenziale di rapida diffusione e contagio, che colpiscono la popolazione umana in aree geografiche diffuse in tutto il mondo, anche se nelle diverse zone differiscono per i segmenti di popolazione più colpiti, per il grado di gravità della malattia, per la velocità di diffusione geografica, per la quantità di ondate pandemiche, per la distribuzione territoriale e il numero di decessi causati”.
8 Il Coronavirus è solo l'ultima tra le patologie definibili con questo termine. Molte altre malattie comparse in tempi più o meno lontani ne presentavano infatti la caratteristica fondamentale: essere determinate da un agente infettivo originato in specie diverse da quella umana con cui non abbiamo mai avuto un contatto. È stato così per la peste nera e per la spagnola, ma anche per diverse patologie dei decenni scorsi.
9 Scopo della quarantena è interrompere la catena di trasmissione e, quindi, la diffusione della malattia. Un provvedimento in questi giorni frequente a causa della diffusione del Covid-19, il cui periodo di incubazione è di circa dieci giorni, per cui la quarantena è stata fissata a quattordici giorni. Oggi disponiamo di mezzi adeguati per questi casi, anche se l'enorme quantità di contagiati, che si conta in decine di migliaia di persone, sta mettendo a dura prova le strutture sanitarie, specie quelle della Lombardia. Gli ospedali all'inizio dell' emergenza non risentivano della situazione, essendo dotati di reparti di isolamento a elevata tecnologia e grazie alla disponibilità di mezzi avanzati che garantiscono l'isolamento durante i trasporti. Tuttavia la crescita esponenziale del numero di contagi e ricoveri nei reparti di terapia intensiva sta mettendo a dura prova il sistema sanitario.
10 Il Coronavirus ha imposto pesanti ricadute sulla nostra quotidianità, divieti e limitazioni: misure eccezionali, mai adottate in Italia.
11 Anche se a lungo la coscienza è stata sovrapposta a nozioni quali "spirito" o "anima", da qualche tempo i neuroscienziati hanno fatto della coscienza - che insieme alla natura profonda della materia e dello spaziotempo costituisce l'ultimo baluardo del sapere occidentale - uno dei loro oggetti di indagine prediletti e si vanno profilando acquisizioni sorprendenti e controintuitive. Fra i massimi neuroscienziati spicca Antonio Damasio, che approda ad una sorta di summa della sua ricerca, dove i fondamenti di quella prospettiva antidualistica che lo ha reso celebre (si pensi al legame tra regioni cerebrali "arcaiche", come l'amigdala, e più recenti, come la corteccia prefrontale, nella genesi delle scelte morali e dei processi decisionali) sono integrati da nuove e complesse sequenze: quella sull'incidenza delle emozioni e dei sentimenti primordiali (il piacere e il dolore) come ponti connettivi tra il proto-sé e il sé; quella sul discrimine tra percezione e rappresentazione degli eventi interni ed esterni al nostro corpo come base biologica, unitamente alla memoria, nella costruzione dell'identità individuale. Cfr. Damasio A., Il sé viene alla mente. La costruzione del cervello cosciente, Adelphi, Milano, 2012.
12 Appare chiaro che il progressivo ritorno alla “normalità” e in che modo il periodo di lockdown ha mutato le nostre vite rimane sull’area dell’incognito del futuro. Una sorta di “ripartenza” che tutti auspicano.
13 “Dai neologismi, come infodemia, ovvero epidemia di informazioni, a virale, che si riappropria della sua accezione, dopo essere diventato recentemente sinonimo di successo nella diffusione sui social di un contenuto, all’uso di termini legati alla guerra per indicare la malattia da sconfiggere, le parole influenzano i contesti e ne sono a loro volta influenzate”, spiega Cristina Marras dell’Istituto per il lessico intellettuale delle idee del Cnr. Anche rispetto al nuovo virus occorrono nuovi strumenti per un esercizio critico sul linguaggio, per maneggiare consapevolmente e responsabilmente le parole e sceglierle soprattutto con cura.
14 Prima dell'esplosione della pandemia di Coronavirus, i dati dell'economia mondiale lasciavano sperare in una lenta ma graduale uscita dalla crisi che, iniziata nel 2008, aveva colpito soprattutto Europa e Stati Uniti. E sembravano confermare la tendenza alla riduzione della povertà estrema. Oggi all'improvviso tutto sembra stravolto e una domanda tormenta molti di noi: la crescita riprenderà, ci aspetta un periodo di stagnazione o addirittura di recessione? Per guardare con speranza ad un futuro denso di incertezze, particolarmente comprensibili per coloro che si trovano in cassa integrazione o con l'attività chiusa e ferma, è utile rivolgersi al passato storico.
15 Anche in ambito religioso, nel Vangelo secondo Marco si legge che lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni (Mc 1,12); un evidente richiamo simbolico ad un altro lasso di tempo noto nella cultura ebraica, quaranta giorni di solitudine e purificazione, quarant'anni che il popolo trascorse vagando nel deserto dopo essere uscito dall'Egitto. La tradizione cristiana ha raccolto tale eredità simbolica di purificazione e preparazione legata al numero quaranta, in particolare con la Quaresima.
16 All'inizio della quarantena ci si chiedeva se, alla fine, avremmo avuto un boom di matrimoni o di divorzi: le coppie costrette a casa avrebbero reagito positivamente, sfruttando l'occasione forzata di stringere anche fisicamente la propria relazione oppure la convivenza avrebbero logorato o addirittura minato equilibri magari già fragili? Un interrogativo tutt'altro che superficiale dato che la tenuta relazionale privata è un elemento di quella pubblica. Proprio per questo motivo l'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpps) ha deciso di avviare un'indagine al riguardo. Le convivenze con un partner corrispondono circa alla metà delle situazioni totali che abbiamo preso in esame e, in diversi casi, il teatro di questo rapporto è una casa piccola, in genere appartamenti inferiori ai 100 mq, in cui possono coabitare più persone. Sebbene abbiamo fortunatamente rilevato che gli episodi di violenza domestica conclamata non sono aumentati, in questo periodo di isolamento, sono però cresciuti i cosiddetti casi di violenza assistita, perpetrata cioè in presenza dei figli. Anche il tempo che si trascorre su Internet e l'uso dei social media sono indicatori di alcune condotte significative in quarantena. La resilienza, la capacità di fronteggiare e reagire a un evento traumatico, di superarlo trasformandolo in occasione di apprendimento, realizzazione, consapevolezza, è proprio la caratteristica che ci consente di attendere nel migliore dei modi la scomparsa definitiva - ma purtroppo non immediata - dell'emergenza sanitaria. Magari sfruttando quest'occasione imposta per riprendere a leggere, imparare o riscoprire la cura della casa e le nostre abilità culinarie.
17 Acconto a tale aspetto, ossia dell’abitare, sarebbe interessante poter indagare sulla costruzione delle “immagini mentali” legate al futuro delle persone nell’era del Coronavirus. L’immaginazione è stata un’ arma o un fattore negativo?
18 Studiare i comportamenti e come si vive in situazioni estreme (emergenze collettive) può essere di grande aiuto per il superamento di stati di sofferenza psichica, per migliorare l’abitabilità delle case, per rendere gli spazi di vita idonei alle nostre identità: l’esperienza del campeggio estivo risulta utile, ad esempio, per ritrovare il fattore “essenzialità e praticità” usando pochi mezzi di sopravvivenza (la tenda come grotta riparo). Trattasi di esperienze che richiedono una visione oggettiva della realtà.
19 Bachelard G., La poetica dello spazio, Dedalo, Bari, 1957, 4 ristampa 1993, pp.25-26.
20 Poco accento viene dato, nei documenti attuali, dagli psicologi, psichiatri e studiosi al tema dell’intimità della casa, o all’insofferenza nel trovarsi in spazi chiusi. Fondamentale più dello stress individuale è, per chi scrive, l’accento sui vissuti temporali legati all’ambiente intimo e privato (casa famiglia), alla relazione fra il nostro essere intimo e la casa. Riporto un celebre passo di Carl Gustav Jung sul condizionamento terrestre dell’anima: “Dobbiamo porci di fronte allo spaccato di un edificio e fornirne una spiegazione, il piano superiore è stato costruito nel XIX secolo, il pianterreno è del XVI secolo ed un esame più minuzioso della costruzione mostra che essa è stata innalzata su una torre del II secolo. Nella cantina scopriamo fondazioni romane e sotto la cantina si trova una grotta colmata, sul cui suolo si scoprono, nello strato superiore, utensili di selce, e, negli strati più profondi, resti di fauna glaciale. Questa potrebbe essere, all’incirca, la struttura della nostra anima”. Con l’immagine della casa, ci avviciniamo a un vero e proprio principio d’integrazione psicologica e di conseguenza la casa è considerata come strumento di analisi per l’anima. Tale corrispondenza implica un’alternanza delle immagini della casa e del nostro inconscio, in cui come il nostro inconscio alloggia in noi stessi, così la nostra anima vi dimora: il carattere primordiale dello spazio intimo è quello della protezione.

Bibliografia
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11 apr 2021

Scenari di crisi del tempo vissuto durante il covid19


Solamente nel patico si e-siste

Masullo A. 2005

 

La ricerca non dimentica mai che svolgersi nel mondo umano

è, insieme, capire e vivere

Piro S. 2005

 

Chi scrive intende offrire un piccolo contributo all’analisi del proprio tempo utilizzando gli strumenti di cui dispone come “antropologo trasformazionale”2: un livello personale (l’analisi del tempo interiore e vissuto e non il tempo dell’orologio) e un livello collettivo-storico (la cronodesi3ossia legame con il tempo; con tale termine si intende il legame soggettivo all'accadimento catastrofale e ai risultati antropici degli orizzonti continuamente subentranti del loro tempo. L’emergenza sanitaria che stiamo attraversando e la conseguente crisi economica stanno avendo importanti ricadute collettive, epocali, psicologico-sociali su tutta la popolazione. Una trasformazione senza precedenti sta interessando modalità di lavoro, abitudini, comportamenti, relazioni sociali e affettive.

 

«Ecco allora che il tempo rallenta, fino ad arrestarsi, e tende a restringersi fatalmente la dimensione del futuro mentre si amplia la dimensione del passato, che assorbe il paziente nella disperazione per la perdita di un orizzonte, di una prospettiva. In questi casi si fa evidente la dissociazione tra il tempo soggettivo e il tempo del mondo, il tempo della clessidra (Borgna, 1991)».4

 

Il lavoro quindi è volto alla descrizione e comprensione delle trasformazioni dell'orizzonte conoscitivo (il mondo dell’accadere) ed emozionale (il mondo di ciò che si prova) sequenzialmente derivate dall'agire interpersonale intenzionale singolare o gruppale di altri esseri umani.

Ma cosa sta accadendo in questo tempo, nel sociale e dentro le persone?5

Siamo tutti alla ricerca e alla riconquista di uno spazio di liberta individuale perduto?

 

«L’invito di mettersi “alla ricerca dello spazio perduto”, dunque, ci ha condotto all’esigenza di ripensare nuove forme di intreccio tra spazio e tempo. Se è vero, come ha detto Doreen Massey, come il tempo agostiniano, lo spazio è “la più ovvia delle cose”, ma la più difficile da definire e spiegare anche se evocata disinvoltamente nei contesti più diversi…, ne consegue un esito radicale: trovare il punto di saldatura tra “spazio vissuto” (luminosa espressione di Baudelaire) e “segni dei tempi”».6

 

Cosa sta realmente cambiando e quale orizzonte culturale ci attende o sta mutando dinnanzi ai nostri occhi, al punto da mutare le relazioni umane? Cosa ci attende nell’ambito delle relazioni umane? Per chi scrive, in questo tempo epocale di pandemia Covid19, si rischia di fare confusione di massa7su più livelli, sia a livello soggettivo che di comprensione della realtà. A peggiorare lo stato di cose una comunicazione scientifica di massa fuori controllo8, un costante bollettino di guerra tra i caduti, i salvati e i guariti. Tuttavia si possono comprendere i modi, le aspettative, le visioni future, le credenze, le paure, le ansie del futuro che stiamo sperimentando (ansie legate soprattutto alle visioni del futuro, alla condizione di privazione).

Oggi appare fondamentale l'importanza dell’altro (la socialità) ed il valore di trovare dei momenti sociali per condividere, come ieri, le nostre esperienze con gli altri9 nel tentativo di riappropriarci di spazi di vita, di riassaporare la libertà di scelte considerate sino a qualche tempo fa, “normali”: il desiderio di uscire, di rientrare a casa, di vedere un amico, di mangiare in un ristorante, ecc. Ora le nostre preoccupazioni e paure ed anche le nostre risorse, sono ampiamente connesse con un mondo digitale che pone una distanza tra i corpi viventi, ma non tra i corpi e le macchine digitali (pc, smartphone). Oggi, con maggior forza, l'utilizzo delle nuove tecnologie ci impone un “mondo nuovo”.10

Le norme di distanziamento sociale e gli obblighi del lockdown imposti dalla pandemia di Covid-19 stanno cambiando molte delle nostre abitudini e molti professionisti hanno dovuto riadattarsi a nuovi strumenti per seguire i propri pazienti.

Anche la psicoterapia ha dovuto familiarizzare con questa nuova realtà, fatta di webcam e computer connessi, archiviando per necessità le molte resistenze di tanti dottori a superare il rapporto fisico. In sostanza il recente scoppio, improvviso e inarrestabile, della malattia infettiva del coronavirus ha afferrato il mondo con apprensione e ha suscitato uno spavento di proporzione epica per quanto riguarda il suo potenziale di diffusione e infezione degli esseri umani in tutto il mondo.11

Mentre la pandemia è in corso, gli scienziati provenienti da ogni disciplina (virologia, psicologi, medici, ecc.) stanno lottando per capire come assomigli e differisca dalla grave sindrome respiratoria acuta coronavirus a livello genomico e trascrittomico.12

Certo che l’attività psicologica, ancora una volta di-staccata del mondo medico13 si rende necessaria, ora più che mai, per superare tale situazione storica ed epocale del Covid19, che sta modificando il tempo vissuto individuale e le relazioni intersoggettive, nel bene e nel male, ossia l’intero mondo umano.14  

Ogni emergenza, sia essa sanitaria o sociale, crea una sorta di “spaccatura” nel tempo vissuto,15 tra un prima, un durante e un dopo, una interruzione della logica del destino (futuro, avvenire), un'emergenza psicologica individuale. Per porsi al di là del guado si richiede comprensione, autoriflessione, nuovi adattamenti e visioni dell’accadere, forme nuove di competenze, abiti mentali e interventi specifici, spesso non delegabili ad altre figure professionali ma affidati a noi stessi. 16

Il virus insegna che corpo e psiche appartengono allo stesso livello, che nulla può essere certo in una società basata sullo scambio e che la scienza non potrà mai, del tutto, frenare la paura della morte, la sofferenza globale della persona. Sappiamo oggi che l’impatto psicologico della pandemia in corso sta creando difficoltà significative nei modelli di vita (stili, abiti mentali) a singoli, famiglie, organizzazioni, cui gli psicologi possono e devono dare risposta garantendo – con adeguate modalità attuative e attente misure di sicurezza – l’assistenza ai cittadini che ne necessitano, e ne necessiteranno anche nel medio-lungo termine. La coscienza del tempo e del destino ora divengono temi fondamentali. 17

Occorre chiedersi ora, durante questa nuova fase, quanta della paura vissuta rimanga dentro e fuori di noi, negli atti quotidiani. La paura è uno stato emotivo innato, una risposta primitiva ed antica, adattiva di fronte ad una situazione di pericolo immanente, reale e o immaginato: sperimentarla è essenziale, se si vuole sopravvivere. Tuttavia può accadere che la reazione alla minaccia, così ampiamente diffusa sui media e tv nazionali 18 sia sproporzionata rispetto alla sua reale pericolosità portandoci ad esagerare comportamenti e a rispondere in maniera non più funzionale, utile, vitale, creando uno stato di iper-allerta (agitazione) che può essere nocivo per la salute mentale, persino (come suggeriscono molte ricerche biomediche e sanitarie) per il nostro sistema immunitario e per il nostro benessere interiore, psicologico. È normale di fronte a questa emergenza avere paura ma stiamo attenti agli eccessi che possono generare stati di panico, preoccupazione e ansia generalizzata, psicosi individuali e collettive. Il modo con cui percepiamo un potenziale pericolo, infatti, dipende dai nostri “atti intenzionali” dal significato che attribuiamo agli accadimenti umani, all’accadere dell’accadere (Piro, 2005), alla valutazione del rischio che ne facciamo che, a volte, non si basa solo su criteri oggettivi, dati statistici e numeri ma anche su variabili soggettive (appunto interpretative) ovvero è influenzato dal modo con cui analizziamo, valutiamo, percepiamo la realtà esterna e da come valutiamo e interpretiamo gli eventi che accadono intorno a noi. Viene allora da chiederci come è possibile individuare i mutamenti umani, a fini terapeutici, se non analizzando gli atti intenzionali legati al tempo vissuto nelle persone, costrette da un lato ad organizzare un nuovo adattamento. Il tempo interiore, quando si vive una malattia, ci cambia, ci rende vulnerabili, fragili, incerti dinnanzi al senso del futuro. E’ il luogo in cui tutti i pensieri prendono forma, sia quelli positivi che quelli legati al dolore oscuro. Quando “perdiamo” il tempo (nel senso che non ci dedichiamo attenzioni) o lo conquistiamo (nel senso che ci dedichiamo attenzioni) proviamo varie emozioni come sofferenza o gioia. Inoltre quando non ci accorgiamo che accompagna idee, pensieri e stati d’animo, i nostri vissuti emotivi prendono varie forme, aspetti, a volte sembriamo cadere dalle nuvole (presa d’atto di vivere il tempo), siamo quasi trasportati dal flusso del divenire, dalla sensazione di essere trasportati al di là del presente.


[1] Sergio Piro, docente di psichiatria, clinica delle malattie nervose e mentali, psicologia sociale, è stato uno dei personaggi più autorevoli nell'ambito della psichiatria italiana. Autore di circa duecento fra saggi, libri e studi monografici, ha prestato la sua opera presso numerose strutture psichiatriche pubbliche (territoriali ed ospedaliere). Alla fine degli anni ottanta ha formato numerosi medici e psicologi, ricercatori e studenti nell’ambito delle attività della Scuola Sperimentale Antropologico trasformazionale dell’USL 41 della Regione Campania.

 

2 L'Antropologia trasformazionale di Sergio Piro si è costituita gradatamente come possibile campo unitario della conoscenza del mondo degli eventi umani e delle loro trasformazioni, come risultato cioè di una complessa ricerca linguistica, semantica, fenomenologica, psicologica, psicopatologica, psicoterapeutica, pedagogica, didattica: «Molteplicità di strumenti antropologici di osservazione e molteplicità di osservati antropici (mutevoli entrambi storicamente e topologicamente, cioè diacronicamente e sincronicamente): questo è il quadro operazionale che direttamente deriva dalla consapevolezza fenomenologica della complessità» (Piro, S.: 1993). Più specificamente si indica con il termine di antropologia trasformazionale cronodetica ciò che è volto alla descrizione e alla ricerca scientifica sulle trasformazioni dell'orizzonte conoscitivo ed emozionale sequenzialmente derivate dall'agire interpersonale intenzionale singolare o gruppale di altri esseri umani e ciò che è volto alla descrizione e alla ricerca su questo agire interpersonale intenzionale (sui modi, sugli strumenti e sugli scopi).

 

3 Il termine è stato introdotto dallo psichiatra Piro. Chi scrive si è formato nell’ambito dell’Antropologia trasformazionale di Sergio Piro alla fine degli anni ottanta. Tale disciplina è, in primo luogo, la storia di una lunga e complessa ricerca che parte dall'analisi semantica del linguaggio schizofrenico e dalla psicopatologia generale per estendersi alla didattica sperimentale nel campo psicologico-psichiatrico e alla psicoterapia. L'impegno fondamentale del volume è lo studio delle attività volte alla conoscenza di altre attività umane; questa attività conoscitiva si serve prevalentemente di strumenti linguistici cioè di parole e frasi e, come ogni altro atto di conoscenza, consiste in una trasformazione dell'osservante e dell'osservato. Molteplicità di strumenti antropologici di osservazione e molteplicità di osservati antropici: questo è il quadro operazionale che il volume tenta di affrescare sia nelle grandi linee generali della fenomenologia e della metodologia sia nella specificità della sperimentazione didattica e psicologica. L'antropologia trasformazionale va configurandosi così come l'organizzazione disciplinare provvisoria della ricerca sulle interferenze catastrofali di eventi umani e sui mutamenti che ne derivano. Dunque l'orizzonte disciplinare non è solo quello della "terapia" nell'alterità sofferente, ma anche quello dell'insegnamento, dell'incontro, della formazione di sottosistemi umani, dei differenti linguaggi, dialetti e gerghi nel campo antropico continuo.

La concezione originale e complessiva che ne risulta sembra spostare in avanti il panorama della ricerca in psichiatria, in psicologia clinica, in linguistica generale, nell'intero campo delle scienze umane applicate.

 

4 Tramonti F.- Fanali A., Tempo, psicopatologia e psicoterapia (https://www.exagere.it/tempo-psicopatologia-e-psicoterapia/).

 

5 Quando immaginiamo la diffusione del covid19, invisibile e potenzialmente mortale qual è il coronavirus, che sta contagiando migliaia di persone in Cina e che è approdato in Italia, possiamo comprendere che la percezione del rischio cresca inesorabilmente. Ci sentiamo personalmente vittime di questa pandemia, senza alcun controllo sulla minaccia. L’angoscia sostituisce la paura verso un nemico sconosciuto da fronteggiare.

 

6 Marramao G., Spatial turn: spazio vissuto e segni dei tempi, Quadranti-Rivista Internazionale di Filosofia Contemporanea, Volume I, nº I, 2013.

 

7 Ciò viene confermato dal fatto che notizie simili sui media prendono direzione diverse relativamente alla linea politica-divulgativa adottata.

 

8 Ogni giornalista televisivo sembra aver scelto il proprio virologo esperto di turno per fare informazione mentre i contrasti di opinione, le face sulla cura e i vaccini diventano virali.

 

9 In tale periodo appare chiaro che sono in via di mutamento alcuni concetti e modalità di vita: i legami umani e il senso di appartenenza, l'azione del legarsi agli altri individui, il senso di unione nella vita della donna e dell'uomo, la trasformazionalità intrinseca di tutti gli eventi umani che scatenano conseguenze e conseguenze di conseguenze, il legame al tempo del destino umano (cronodesi). Nel contempo stanno mutando le modalità del linguaggio, i modi del narrare le interferenze catastrofali degli eventi umani, le relazioni umane, le traiettorie, la storia dei legami. Temi nuovi si presentano alla ricerca psicologica: sentimento, distanza, appartenenza, relazione.

 

10 È per questo che, nell'ambito delle attività curative online si condivide la propria esperienza, facendo domande, ricevendo informazioni e questo anche in relazione alla nuova fase di progressiva riapertura degli spazi di vita e del lavoro che ci apprestiamo a vivere, che portare con sé nuove preoccupazioni e domande.

 

11 Baig A, Khaleeq A, Ali U, Syeda H. Evidence of the COVID-19 Virus Targeting the CNS: Tissue Distribution, Host−Virus Interaction, and Proposed Neurotropic Mechanisms ACS Chem. Neurosci. 2020 https://dx.doi.org/10.1021/acschemneuro.0c00122

 

12 In breve tempo dopo l'epidemia, è stato dimostrato che, simile a SARS-CoV, il virus COVID-19 sfrutta il recettore dell'enzima 2 di conversione dell'angiotensina (ACE2) per ottenere l'ingresso all'interno delle cellule. Questa scoperta aumenta la curiosità di indagare sull'espressione di ACE2 nel tessuto neurologico e di determinare il possibile contributo del danno del tessuto neurologico alla morbilità e alla mortalità causate da COIVD-19. Qui, studiamo la densità dei livelli di espressione di ACE2 nel sistema nervoso centrale, l'interazione ospite-virus e la mettiamo in relazione con la patogenesi e le complicazioni osservate nei recenti casi risultanti dall'epidemia di COVID-19. Inoltre, discutiamo della necessità di un modello per la stadiazione di COVID-19 basato sul coinvolgimento dei tessuti neurologici.

 

13 Oggi si ragiona ancora utilizzando vecchi e antichi paradgmi legati al metodo cartesiano: da un lato, si pensa, occorre curare il corpo e, dall’altro (quando ormai il panico e l’angoscia ha recato danni) la psiche.

 

14 L‘ attività professionale psicologica ("comprovate esigenze lavorative e di salute"), da DPCM 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 - afferendo ai codici Ateco 86 – ha continuato a svolgersi; previo ovviamente il più rigoroso rispetto delle misure igienico-preventive del Ministero della Salute, già ripetutamente indicate, e che sono state applicate con particolare attenzione da tutti i professionisti sanitari. Il principio di fondo, che ciascuno è stato tenuto a rispettare attentamente, è stato quello di minimizzare il più possibile tutte le attività in presenza, per rinviarle o sostituirle ogni qual volta sia stato praticabile con altre modalità di interazione (videochiamate, consulenze telefoniche, smart working.). Ciò a ridotto al massimo la mobilità dei pazienti e dei professionisti sul territorio e dando l’illusione che si possa aiutare qualcosa senza vederlo dal vivo, senza incrociare il suo “corpo vitale”.

 

15 Con ciò chi scrive intende evidenziare come il vissuto del tempo, durante un momento di crisi, crei a livello individuale una separazione dentro la psiche sino ad attivare un confronto tra ciò che si immagina e ciò che accade.

 

16 Con questa consapevolezza il CNOP – si è mosso su due linee di attività: a) Rappresentare alle Istituzioni e alla società l'importanza degli aspetti psicologici e le potenzialità della professione nella risposta all'emergenza; b) promuovere linee di intervento idonee a sostenere la collettività e segnare visibilmente la presenza della professione. La seconda linea di azione ha portato alle iniziative di: 1) #psicologicontrolapaura, basate soprattutto su informazione ed orientamento (vademecum, linee guida antistress, ecc.) con una importante visibilità mediatica; e 2) #psicologionline, basata sull'attivazione di un motore di ricerca per interventi psicologici a distanza (tutti con onorario tranne un primo colloquio opzionale gratuito). Ma anche a molteplici iniziative promosse dagli Ordini territoriali, dalle associazioni di psicologi dell'emergenza, da società scientifiche, dalla comunità professionale in generale. Tale attivazione, è stata ed è necessaria ed importante, ma va vista come complementare alla indispensabile azione che deve fare il Sistema pubblico, in modo da affiancare l'intervento psicologico a quello sanitario complessivo, con la stessa dignità ed efficacia. L'intervento psicologico è infatti parte di quello sanitario e deve essere assicurato in primis dalla Protezione Civile e dal Servizio Sanitario in forme coordinate a livello nazionale e regionale, mediante l'utilizzo degli psicologi del SSN, del volontariato accreditato in PC e mediante la indispensabile assunzione di tutti gli psicologi necessari (come consente il DL 9 marzo n.14).

 

17 Numerosi neuroscienziati stanno cercando di capire quali siano le basi neurali della nostra capacità di percepire la continuità del tempo. Sembra che la nostra percezione dello scorrere continuo delle realtà sia un’illusione magistralmente costruita dal nostro cervello. La natura della nostra coscienza del tempo è stata al centro del dibattito filosofico e scientifico agli inizi del XX secolo, quando il filosofo e matematico Edmund Husserl ipotizzò che il senso di continuità temporale da noi esperito non sia altro che l’integrazione di singoli momenti che si susseguono. Sappiamo, allo stato attuale, che tutti noi viviamo il tempo come durata, breve e fugace, un fluire costante, ma questo flusso costante altro non è che un’illusione creata da alcune aree del nostro cervello. Uno dei pionieri dello studio della percezione del tempo fu lo scienziato ed esploratore Karl von Baer il quale, attorno alla metà del 1800, teorizzò l’esistenza di quello che definì un “momento”, inteso come il più breve intervallo di tempo del quale siamo consapevoli. Egli ipotizzò che la durata di questi momenti potesse differire nelle diverse specie animali, in virtù delle loro diverse caratteristiche biologiche e ambientali.  

 

18 Incombe oggi un altro virus: la comunicazione digitale di massa, inarrestabile sui sociali, il tam tam incessante di notizie sui media, da parte di ogni cittadino, spesso allarmistiche e non ufficiali. Ciò sta generando un panico irrazionale e controproducente. Il pensiero induce a pensare che se tutti ne parlano e lo fanno in modo catastrofico, allora sarà sicuramente catastrofe certa per la popolazione. Molti psicologi consigliano di fronteggiare questa situazione di straordinaria emergenza con cautela, calma e facendo giusti controlli: informandosi bene e facendo affidamento sui dati reali del Ministero della Salute e della Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

 

 

 

 

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